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sexta-feira, 30 de dezembro de 2011

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Libretto dell'Opera LUCREZIA BORGIA


LUCREZIA BORGIA
Melodramma.

Versione sintetica a cura di www.librettidopera.it.
Da qui accedi alla versione estesa dell'opera.

Libretto di Felice ROMANI.
Musica di Gaetano DONIZETTI.

Prima esecuzione: 26 Dicembre 1833, Milano
.


Personaggi:
Don ALFONSO duca di Ferrara / basso

Donna LUCREZIA Borgia / soprano

GENNARO / tenore

Maffio ORSINI / contralto

Jeppo LIVEROTTO / tenore

Don Apostolo GAZELLA / basso

Ascanio PETRUCCI / basso

Oloferno VITELLOZZO / tenore

GUBETTA / basso

RUSTIGHELLO / tenore

ASTOLFO / basso

Principessa NEGRONI / soprano

Cavalieri - Scudieri - Dame - Scherani - Paggi - Maschere - Soldati - Uscieri - Alabardieri. Coppieri - Gondolieri.

L'azione del prologo è in Venezia: quella del dramma in Ferrara
L'epoca è sul cominciare del secolo XVI.

Avvertimento
Vittor Hugo, dal quale è imitato questo melodramma, in una tragedia assai nota aveva rappresentato la difformità fisica (son sue parole) santificata dalla paternità: nella Lucrezia Borgia volle significare la difformità morale purificata dalla maternità: il quale scopo, se ben si rifletta, rattempera la nerezza del soggetto, e non fa ributtante il protagonista. Era facile all'autore francese far risaltare il suo scopo, trattando l'argomento come gli dettava la fantasia, e sviluppandolo nello spazio che più gli cadeva in acconcio: difficilissimo a me che racchiudeva in poche pagine un volume, ed era inceppato dal metro e dall'orditura musicale: né vidi quanto scabrosa fosse l'impresa che dopo aver acconsentito di tentarla. Alla difficoltà del soggetto si aggiunga quella dello stile che, a mio credere, io doveva adoperare: stile di cui non ho modelli, almeno ch'io sappia; che tien l'indole della prosa in un lavoro in versi: che vuolsi adattare all'angustia del dialogo, alla tinta dei tempi, alla natura dell'azione, ai caratteri che la svolgono, più comici la maggior parte, che tragici; stile insomma conveniente in un'opera ove il poeta deve nascondersi, e lasciar parlare ai personaggi il loro proprio linguaggio. Per osservare in certo qual modo l'unità del luogo, intitolo prologo l'azione che succede in Venezia: e tale può veramente chiamarsi, se mal non mi appongo, poiché è questa la protasi del soggetto, e produce la catastrofe che si svolge in Ferrara.
Con questo avvertimento io non intendo por modo all'opinione del pubblico. Spetta ad esso il pronunciare, all'autore il rassegnarsi.

Felice Romani
Preludio
PROLOGO
Scena prima
Terrazzo nel palazzo Grimani in Venezia.
Festa di notte. Alcune Maschere attraversano di tratto in tratto il teatro. Dai due lati del terrazzo si vede il palazzo splendidamente illuminato: in fondo il canale della Giudecca, sul quale si veggono passare ad intervalli nelle tenebre alcune gondole; in lontano Venezia al chiaror della luna. All'alzar del sipario la musica esprime la festa, che ha luogo nel palazzo. Di quando in quando vanno e vengono Signori e Dame magnificamente vestiti co' la loro maschera alla mano. Alcune altre Maschere s'intrattengono parlando fra loro.
Entrano in scena lietamente Gubetta, Gazella, Orsini, Petrucci, Vitellozzo e Liverotto. Quindi Gennaro che, com'uomo affaticato, si riposa sovra un sedile appartato dagli altri.

N. 1 - Introduzione
GAZELLA
Bella Venezia!
PETRUCCI
Amabile
d'ogni piacer soggiorno!
ORSINI
Men di sue notti è limpido
d'ogni altro cielo il giorno.
TUTTI
E l'orator Grimani
noi seguirem domani!
Tali avrem mai delizie,
tai feste in riva al Po?
GUBETTA
(inoltrandosi)
Le avrem. D'Alfonso è splendida,
lieta la corte assai.
Lucrezia Borgia...
ORSINI
(interrompendolo)
Acquetati:
non la nomar giammai.
VITELLOZZO
Nome esecrato è questo.
LIVEROTTO
La Borgia! Io la detesto...
TUTTI
Chi le sue colpe intendere,
e non odiar la può?
ORSINI
Io più di tutti. Uditemi. ~
(tutti si accostano)
ORSINI
Un vecchio... un indovino...
GENNARO
(interrompendolo)
Novellator perpetuo
esser vuoi dunque, Orsino?
Lascia la Borgia in pace:
udir di lei mi spiace...
TUTTI
Taci... non l'interrompere...
breve il suo dir sarà.
GENNARO
Io dormirò: destatemi,
quando cessato avrà.
(si adagia, e a poco a poco si addormenta)
ORSINI
Nella fatal Rimini
e memorabil guerra,
ferito e quasi esanime
io mi giaceva a terra...
Gennaro a me soccorse,
il suo destrier mi porse,
e in solitario bosco
mi trasse e mi salvò.
TUTTI
La sua virtù conosco,
la sua pietade io so.
ORSINI
Là nella notte tacita,
lena pigliando e speme,
giurammo insiem di vivere,
e di morire insieme. ~
E insiem morrete, allora
voce gridò sonora:
e un veglio in veste nera
gigante a noi s'offrì.
TUTTI
Cielo! Qual mago egli era
per profetar così?
ORSINI
Fuggite i Borgia, o giovani,
ei proseguì più forte...
Odio alla rea Lucrezia...
Dove è Lucrezia è morte...
Sparve ciò detto: e il vento
in suono di lamento
quel nome ch'io detesto
tre volte replicò!...
TUTTI
Rio vaticinio è questo...
ma fé puoi dargli?... No.
Tutti.
Insieme
ORSINI
Fede a fallaci oroscopi
l'anima mia non presta...
pur mio malgrado un palpito
tal sovvenir mi desta.
Spesso, dovunque io movo,
quel vecchio orrendo io trovo...
quella minaccia orribile
parmi la notte udir...
Te, mio Gennaro, invidio,
che puoi così dormir.
GLI ALTRI
Bando a sì tristi immagini...
passiam la notte in gioia.
Assai quell'empia femmina
ne diè tormento e noia.
Finché il leon temuto
ne porge asilo e aiuto,
l'arte e il furor de' Borgia
non ci potran colpir...
Vieni ~ la danza invitaci...
lasciam costui dormir.
(partono tutti traendo seco Orsini)
Scena seconda
Passa una gondola; n'esce una dama mascherata. É Lucrezia Borgia: s'inoltra guardinga. Vede Gennaro addormentato, e si appressa lui contemplandolo con piacere e rispetto. Gubetta ritorna.
N. 2 - Romanza, duetto e Finale I
LUCREZIA
Tranquillo ei posa. ~ Oh! sian così tranquille
sue notti sempre! E mai provar non debba
qual delle notti mie, quanto è il tormento!
(si accorge di Gubetta)
Sei tu!
GUBETTA
Son io. Pavento
che alcun vi scopra: ai giorni vostri, è vero,
scudo è Venezia; ma vietar non puote
che conosciuta non v'insulti alcuno.
LUCREZIA
E insultata sarei ~ m'aborre ognuno!
Pur per sì trista sorte
nata io non era ~ Oh! Potess'io far tanto
che il passato non fosse, e in un cor solo
destare un senso di pietà che invano
in mia grandezza all'universo io chiedo! ~
Quel giovin vedi?
GUBETTA
Il vedo,
e da più dì lo seguo in finte spoglie
e in simulato nome; e indarno io tento
scoprir l'arcano che per lui vi tragge
da Ferrara a Venezia in tanta ambascia...
LUCREZIA
Tu scoprilo! ~ Non puoi ~ Seco mi lascia.
(Gubetta si ritira)
Scena terza
Lucrezia e Gennaro addormentato. Mentre Lucrezia si avvicina a Gennaro non si accorge di due Uomini mascherati che passano dal fondo, e si fermano in disparte.
LUCREZIA
Come è bello!... Quale incanto
in quel volto onesto e altero!
No, giammai leggiadro tanto
non se 'l finse il mio pensiero.
L'alma mia di gioia è piena
or che alfin lo può mirar...
Mi risparmia, o ciel, la pena,
ch'ei mi debba un dì sprezzar.
(piange)
Se il destassi!... No: non oso...
né scoprir il mio sembiante.
Pure il ciglio lagrimoso
terger debbo... un solo istante.
(si toglie la maschera e si asciuga le lagrime)
ALFONSO
Vedi? È dessa...
RUSTIGHELLO
È dessa... è vero.
ALFONSO
Chi è il garzone?
RUSTIGHELLO
Un venturiero.
ALFONSO
Non ha patria?
RUSTIGHELLO
Né parenti,
ma è guerrier fra i più valenti.
ALFONSO
Di condurlo adopra ogn'arte
a Ferrara in mio poter.
RUSTIGHELLO
Con Grimani all'alba ei parte...
ei previene il tuo pensier.
LUCREZIA
Mentre geme il cor sommesso,
mentre io piango a te d'appresso,
dormi, e sogna, o dolce oggetto,
sol di gioia e di diletto...
ed un angiol tutelare
non li desti che al piacer!...
Triste notti, e veglie amare
debbo io sola sostener.
(si alza: i due mascherati si ritirano. Lucrezia ritorna indietro, e bacia la mano di Gennaro. Egli si desta, e l'afferra per le braccia)
LUCREZIA
Ciel!
(per sciogliersi da lui)
GENNARO
Che vegg'io?
LUCREZIA
Lasciatemi.
GENNARO
No, no, gentil signora!
No, per mia fede!
(trattenendola)
LUCREZIA
(Io palpito.)
GENNARO
Ch'io vi contempli ancora!
Leggiadra e amabil siete;
né paventar dovete
che ingrato ed insensibile
per voi si trovi un cor.
LUCREZIA
Gennaro!... E fia possibile,
che a me tu porti amor?
GENNARO
Qual dubbio è il vostro?
LUCREZIA
Ah! Dimmelo.
GENNARO
Sì, quanto lice io v'amo.
LUCREZIA
(Oh gioia!)
GENNARO
Eppure... uditemi...
Esser verace io bramo.
Avvi un più caro oggetto,
cui nutro immenso affetto.
LUCREZIA
E ti è di me più caro!
Chi mai?
GENNARO
Mia madre ell'è.
LUCREZIA
Tua madre!... O mio Gennaro!
Tu l'ami?
GENNARO
Ah, più di me!
LUCREZIA
Ed ella?
GENNARO
Ah compiangetemi...
Io non la vidi mai.
LUCREZIA
Come?
GENNARO
È funesta istoria,
che sempre altrui celai.
Ma son da ignoto istinto
a dirla a voi sospinto,
alma cortese e bella
nel vostro volto appar.
LUCREZIA
(Tenero cor!) Favella...
tutto mi puoi narrar.
GENNARO
Di pescatore ignobile
esser figliuol credei:
e seco oscuri in Napoli
vissi i prim'anni miei... ~
quando un guerriero incognito
venne d'inganno a trarmi:
mi diè cavallo ed armi,
e un foglio a me lasciò.
Era mia madre, ahi misera!
Mia madre che scrivea...
di rio possente vittima,
per sé, per me temea...
di non parlar, né chiedere
il nome suo qual era
calda mi fea preghiera,
ed obbedita io l'ho.
LUCREZIA
E il foglio suo?...
GENNARO
Miratelo.
Mai dal mio cor non parte.
LUCREZIA
Oh quante amare lagrime
forse in vergarlo ha sparte!
GENNARO
Ed io, signora! oh quanto
su quelle cifre ho pianto!
Ma che! Voi pur piangete?
LUCREZIA
Ah! Sì... per lei... per te.
GENNARO
Alma gentil! Voi siete
ancor più cara a me.
Insieme
LUCREZIA
Ama tua madre, e tenero
sempre per lei ti serba...
prega che l'ira plachisi
della sua sorte acerba...
prega che un giorno stringere
ella ti possa al cor.
GENNARO
L'amo, sì l'amo, e sembrami
vederla in ogni oggetto...
una soave immagine
me n'ho formata in petto:
seco, dormente o vigile,
seco io favello ognor.
(si avvicinano da varie parti le maschere: escono paggi con torce, che accompagnano dame e cavalieri. Orsini entra dal fondo accompagnato da' suoi amici)
LUCREZIA
Gente appressa... io ti lascio.
GENNARO
(trattenendola)
Ah! Fermate.
ORSINI
(riconosce Lucrezia, l'addita ai compagni e seco loro favella)
Chi mai veggo?
LUCREZIA
Mi è forza lasciarti.
GENNARO
Deh! Chi siete almen dirmi degnate...
(sempre trattenendola)
LUCREZIA
Tal che t'ama, e sua vita è l'amarti.
ORSINI
Io dirollo.
(inoltrandosi)
LUCREZIA
Gran dio!
(si copre co' la maschera e vuole allontanarsi)
ORSINI
(opponendosi)
Non partite.
Forza è udirne...
(riconducendola)
LUCREZIA
Gennaro!
GENNARO
Che ardite?
S'avvi alcun d'insultarla capace,
di Gennaro più amico non è.
ORSINI
Chi siam noi sol chiarirla ne piace.
LUCREZIA
(Oh cimento!)
ORSINI
E poi fugga da te.
Maffio Orsini, signora, son io,
cui svenaste il dormente fratello.
VITELLOZZO
Io Vitelli, chi feste lo zio
trucidar nel rapito castello.
LIVEROTTO
Io nepote d'Appiano tradito,
da voi spento in infame convito.
PETRUCCI
Io Petrucci del conte cugino,
cui toglieste di Siena il domino.
GAZELLA
Io congiunto d'oppresso consorte,
che vedeste nel Tebro perir.
GENNARO
(Ciel! Che ascolto!)
LUCREZIA
(Oh malvagia mia sorte!)
CORO
Qual rea donna?
LUCREZIA
(Ove fuggo? Che dir?)
ORSINI
Or che a lei l'esser nostro è palese,
odi il suo...
GENNARO, CORO
Dite, dite.
LUCREZIA
Ah! Pietade.
GENNARO, ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, PETRUCCI
Ella è donna che infame si rese,
che l'orrore sarà d'ogni etade...
LUCREZIA
Grazia! Grazia!...
GENNARO, ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, PETRUCCI
Mendace, spergiura,
traditrice, venefica, impura...
come odiata, è temuta del paro,
ché potente il destino la fa.
GENNARO
Oh! Chi è mai?
LUCREZIA
Non udirli, o Gennaro!...
(supplichevole a' suoi piedi)
GENNARO, ORSINI, LIVEROTTO, VITELLOZZO, PETRUCCI
È la Borgia... ravvisala...
(strappandosi la maschera)
TUTTI
(con grido d'orrore)
Ah!...
(Lucrezia sviene)
ATTO PRIMO
Scena prima
Una piazza di Ferrara.
Da un lato con un verone, sotto al quale uno stemma di marmo, ove è scritto con caratteri visibili di rame dorato: «BORGIA». Dall'altro una piccola casa coll'uscio sulla strada, le cui finestre sono illuminate di dentro. Notte.
Il duca Alfonso e Rustighello coperti da lungo manto.
N. 3 - Cavatina
ALFONSO
Nel veneto corteggio
lo ravvisasti?
RUSTIGHELLO
E me gli posi al fianco,
e lo seguii come se l'ombra io fossi
del corpo suo. ~ Quello è il suo tetto.
(addita la casa di Gennaro, ancora illuminata)
ALFONSO
Quello?
Appo il ducale ostello
Lucrezia il volle!
RUSTIGHELLO
E in esso ancora il vuole,
se non m'inganna di quel vil Gubetta
l'ire e il redir, e lo spiar furtivo.
ALFONSO
Entrarvi ci puote, non ne uscir mai vivo.
Odi?
(odonsi voci e suoni dalla casa di Gennaro)
RUSTIGHELLO
Gli amici in festa
tutta notte accoglieva in quelle porte
il giovin folle. Separarsi all'alba
essi han costume.
ALFONSO
E l'ultim'alba è questa,
che al temerario splende;
l'ultimo addio che dagli amici ei prende.
ALFONSO
Vieni: la mia vendetta
è meditata e pronta:
ei l'assicura e affretta
col cieco suo fidar.
RUSTIGHELLO
Ma se l'altier Grimani
la si recasse ad onta?...
ALFONSO
Mai per cotesti insani
me non vorria sfidar.
ALFONSO
Qualunque sia l'evento
che può recar fortuna,
nemico io non pavento
l'altero ambasciador.
Non sempre chiusa a' popoli
fu la fatal laguna:
e ad oltraggiato principe
aprir si puote ancor.
(le voci si fan più vicine, si spengono i lumi, ecc.)
RUSTIGHELLO
Prendon commiato i giovani...
meglio è partir, signor.
(si ritirano)
Scena seconda
Gennaro, Orsini, Liverotto, Petrucci, Gazella, Vitellozzo. Escono tutti lieti dalla casa di Gennaro. Egli solo è pensono. Gubetta si fa vedere in disparte.
N. 4 - Recitativo e coro
TUTTI
Addio, Gennaro.
GENNARO
(con serietà)
Addio,
nobili amici.
ORSINI
E che? Degg'io sì mesto
mirarti ognor?
GENNARO
Mesto!... Non già. (Potessi,
se non vederti, almen giovarti, o madre!)
ORSINI
Mille beltà leggiadre
saran stasera al genial festino,
cui la gentil ne invita
principessa Negroni. Ove qualcuno
obliato avess'ella, a me lo dica:
di riparar l'errore è pensier mio...
TUTTI
Tutti fummo invitati.
GUBETTA
(inoltrandosi)
E il sono anch'io.
TUTTI
Oh! Il signor Beverana!
(tutti gli vanno incontro, tranne Gennaro e Orsini)
GENNARO
(ad Orsini)
Da per tutto è costui! Già da gran tempo
ei mi è sospetto.
ORSINI
Oh, non temer: uom lieto,
e, qual siam tutti, uno sventato è desso.
LIVEROTTO
Or via! Così dimesso
io non ti vo' Gennaro.
GAZELLA
Ammaliato
t'avria forse la Borgia?
GENNARO
E ognor di lei
v'udrò parlarmi? Giuro al ciel, signori,
scherzi non voglio. Uomo non v'ha che aborra
al par di me costei.
PETRUCCI
Tacete. È quello
il suo palazzo.
GENNARO
E il sia. Stamparle in fronte
vorrei l'infamia, che a stampar son pronto
su quelle mura dove scritto è «Borgia».
(ascende un gradino innanzi allo stemma, e col suo pugnale ne cancella la prima lettera. In quel mentre escono dal fondo due uomini vestiti di nero)
TUTTI
Che fai?
GENNARO
Leggete adesso.
TUTTI
Oh diamin! Orgia!
GUBETTA
Una facezia è questa,
che può costar domani
ben cara a molti.
GENNARO
Ove del reo si chieda,
me stesso a palesar pronto son io.
ORSINI
Qualcun ci osserva... separiamci.
TUTTI
Addio.
(Gennaro rientra in sua casa. Gli altri si disperdono)
Scena terza
Astolfo e Rustighello ambedue passeggiando, indi Scherani.
RUSTIGHELLO
Qui che fai?
ASTOLFO
Che tu te n' vada,
questo aspetto. ~ E tu che fai?
RUSTIGHELLO
Che tu sgombri la contrada
fermo attendo.
ASTOLFO
Con chi l'hai?
RUSTIGHELLO
Con quel giovane straniero
che ha qui stanza. ~ E tu con chi?
ASTOLFO
Con quel giovin forestiero
che pur esso alberga qui.
RUSTIGHELLO
Dove il guidi?
ASTOLFO
Alla duchessa.
E tu dove?
RUSTIGHELLO
Al duca appresso.
ASTOLFO
Oh! La via non è l'istessa.
RUSTIGHELLO
Né conduce al fine istesso.
ASTOLFO
Una a festa...
RUSTIGHELLO
L'altra a morte...
delle due qual s'aprirà?
ASTOLFO, RUSTIGHELLO
Del più destro, o del più forte
del voler dipenderà.
(Rustighello fa un segno dal cantone della strada. Entra un drappello di scherani, i quali circondano Astolfo)
RUSTIGHELLO, CORO
Non far motto: parti, sgombra.
Il più forte appien lo scorgi.
Guai per te se appena un'ombra
di sospetto a lui tu porgi!...
Solo Alfonso ancor qui regge:
somma legge è il suo voler.
ASTOLFO
Ma il furor della duchessa...
RUSTIGHELLO
Taci, e d'essa ~ non temer.
CORO
Al suo nome, alla sua fama
fe' l'audace estrema offesa:
vendicarsi il duca brama:
impedirlo è stolta impresa.
Se da saggio oprar tu vuoi,
déi piegar, partir, tacer.
ASTOLFO
Parto, sì... che avvenga poi
vostro sia, non mio pensier.
(Astolfo si ritira. Rustighello e gli scherani atterran le porte della casa di Gennaro)
Scena quarta
Sala nel palazzo ducale.
Gran porta in fondo. A diritta un uscio chiuso da invetriata. A sinistra un altr'uscio segreto. Tavolino nel mezzo coperto di velluto.
Alfonso, poi Rustighello, indi un Usciere.
N. 5 - Recitativo e finale II
ALFONSO
Tutto eseguisti?
RUSTIGHELLO
Tutto. Il prigioniero
qui presso attende.
ALFONSO
Or bada. A quella in fondo
segreta sala, della statua a piedi
dell'avol mio, riposti armadi schiude
quest'aurea chiave. Ivi d'argento un vaso
e un d'or vedrai. Nella propinqua stanza
ambi gli reca... né desio ti tenti
dell'aureo vaso: ~ Vin de' Borgia è desso. ~
Attendi. ~ All'uscio appresso
tienti di spada armato. ~ Ov'io ti chiami
i vasi apporta; ov'altro cenno intendi,
col ferro accorri.
USCIERE
(annuncia dalla porta di fondo)
La duchessa.
ALFONSO
Affretta.
(Rustighello parte; poco dopo si fa vedere passeggiando dall'invetriata)
Scena quinta
Lucrezia e detto, indi Gennaro fra le Guardie.
ALFONSO
Così turbata?
LUCREZIA
A voi mi trae vendetta.
Colpa inaudita, infame,
a denunziarvi io vengo. Avvi in Ferrara
chi della vostra sposa a pien meriggio
oltraggia il nome, e mutilarlo ardisce.
ALFONSO
Mi è noto.
LUCREZIA
E no 'l punisce
e il soffre Alfonso in vita?
ALFONSO
A noi dinanzi
tosto ei sia tratto.
LUCREZIA
Qual ei sia, pretendo
che morte egli abbia, e al mio cospetto; e sacra
ducal parola al vostro amor ne chiedo.
ALFONSO
E sacra io dolla. ~ Il prigionier.
(all'usciere)
(si presenta immantinente Gennaro disarmato fra le guardie)
LUCREZIA
(turbata al vederlo)
(Chi vedo!)
ALFONSO
(con un sorriso)
Noto vi è desso!
LUCREZIA
(Oh ciel! Gennaro! Ahi quale
fatalità!)
GENNARO
L'altezza vostra, o duca,
toglier mi fece dal mio tetto a forza
da gente armata. ~ Chieder posso, io spero,
dond'io mertai questo rigore estremo.
ALFONSO
Capitano, appressate.
LUCREZIA
(Io gelo... io tremo...)
ALFONSO
Un temerario osava
testé, di giorno, dal ducal palazzo
con man profana cancellar l'augusto
nome di Borgia. ~ Il reo si cerca.
LUCREZIA
Il reo
non è costui.
ALFONSO
Donde il sapete?
LUCREZIA
Egli era
stamane altrove... Alcun de' suoi compagni
commise il fallo.
GENNARO
Non è ver.
ALFONSO
L'udite?
Siate sicero, e dite
se il reo voi siete.
GENNARO
Uso a mentir non sono;
ché della vita istessa
più caro ho l'onor mio.
Duca Alfonso, il confesso... il reo son io.
LUCREZIA
(Misera me!)
ALFONSO
(piano a Lucrezia)
Vi diedi
la mia ducal parola.
LUCREZIA
Alcuni istanti
favellarvi in segreto, Alfonso, io bramo.
(Deh! Secondami, o ciel!)
(ad un cenno d'Alfonso Gennaro è ricondotto)
Scena sesta
Lucrezia ed Alfonso.
ALFONSO
Soli noi siamo.
Che chiedete?...
LUCREZIA
Vi chiedo, o signore,
di quel giovane illesa la vita.
ALFONSO
Come? E dianzi cotanto rigore?
L'ira vostra è sì tosto sparita?
LUCREZIA
Fu capriccio... A che giova ch'ei mora?
Giovin tanto!... Perdono gli do!
ALFONSO
La mia fede io vi diedi, o signora,
né a mia fede giammai fallirò.
LUCREZIA
Don Alfonso!... Favore ben lieve
voi negate a sovrana... a consorte!
ALFONSO
Chi v'offese irne impune non deve...
voi chiedeste, io giurai la sua morte.
LUCREZIA
Perdoniam: siam clementi del paro...
la clemenza è regale virtù.
ALFONSO
No, non posso...
LUCREZIA
E sì avverso a Gennaro
chi vi fa, caro Alfonso?...
ALFONSO
(prorompendo)
Chi?... Tu.
LUCREZIA
Io? Che dite?
ALFONSO
Tu l'ami...
LUCREZIA
Che ascolto!
ALFONSO
Sì, tu l'ami: in Venezia il seguisti.
LUCREZIA
(Giusto cielo!)
ALFONSO
Anche adesso nel volto
ti leggea l'empio ardor che nudristi.
LUCREZIA
Don Alfonso!
ALFONSO
T'acqueta.
LUCREZIA
Io vi giuro...
ALFONSO
Non macchiarti di nuovo spergiuro.
LUCREZIA
Don Alfonso!...
ALFONSO
È omai tempo ch'io prenda
de' miei torti vendetta tremenda;
e tremenda da questo momento
sul tuo complice infame cadrà.
LUCREZIA
Grazia, Alfonso!...
(inginocchiandosi)
ALFONSO
L'indegno vo' spento.
LUCREZIA
Per pietà...
ALFONSO
Più non odo pietà.
Insieme
LUCREZIA
(sorgendo)
Oh! A te bada... a te stesso pon mente,
di Lucrezia mal cauto marito!
Omai troppo m'hai visto piangente:
questo core omai troppo è ferito.
Al dolore sottentra la rabbia...
Ti potria far la Borgia pentir.
ALFONSO
Mi sei nota: né porre in oblio
chi sei tu, se il volessi, potrei.
Ma tu pensa che il duca son io,
che in Ferrara, e in mia mano tu sei...
Io ti lascio la scelta s'egli abbia
di veleno o di spada a perir.
ALFONSO
Scegli.
LUCREZIA
(fuori di sé)
Oh! Dio! Dio possente!
ALFONSO
Trafitto
tosto ei sia.
LUCREZIA
Deh! T'arresta.
ALFONSO
Ch'ei cada.
LUCREZIA
Non commetter sì nero delitto...
ALFONSO
Scegli, scegli...
LUCREZIA
Ah, non muoia di spada!
Insieme
ALFONSO
Sii prudente: d'appresso io ti sono...
nulla speme ti è dato nutrir.
LUCREZIA
L'infelice al suo fato abbandono...
uom crudele!... Io mi sento morir...
(cade sopra una sedia. Alfonso accenna alle guardie)
Scena settima
Gennaro ritorna fra i Custodi. Indi Rustighello.
ALFONSO
Della duchessa ai preghi
che il vostro fallo oblia,
è forza pur ch'io pieghi,
e libertà vi dia.
LUCREZIA
(Oh! Come ei finge!)
ALFONSO
E poi
tanto è valore in voi,
che d'Adria il mar privarne,
e Italia insiem, non vo'!
LUCREZIA
(Perfido!)
GENNARO
Quai so darne,
grazie, signor, ve n' do!
Pur, poiché dirlo è dato
senza temer viltade...
in uom che l'ha mertato,
il beneficio cade.
Di vostra altezza il padre
cinto da avverse squadre
peria, se scudo e aita
non gli era un avventurier.
ALFONSO
E quel voi siete?
LUCREZIA
(sorgendo)
E vita
voi gli serbaste?
GENNARO
È ver.
LUCREZIA
Duca!...
ALFONSO
(L'indegna spera.)
LUCREZIA
S'ei si mutasse!
ALFONSO
(È vano.)
Seguir la mia bandiera
vorreste, o capitano?
GENNARO
Al veneto governo
nodo mi stringe eterno:
mia fede io gli giurai...
e sacro è un giuro.
ALFONSO
(volgendosi con intenzione a Lucrezia)
Il so.
Quest'oro almeno...
(presentandogli una borsa)
GENNARO
Assai
da' miei signori io n'ho.
ALFONSO
Almen, siccome antico
stile è fra noi degli avi,
libare a nappo amico
spero che a voi non gravi...
GENNARO
Sommo per me favore
questo sarà, signore...
ALFONSO
Gentil la mia consorte
coppiera a noi sarà.
LUCREZIA
(Stato peggior di morte!)
ALFONSO
(prendendola per mano)
Meco, o duchessa... Olà.
(esce Rustighello)
Insieme
ALFONSO
(Guai se ti sfugge un moto,
se ti tradisce un detto!
Uscir dal mio cospetto
vivo costui non de'.
Versa...il licor ti è noto...
strano è il ribrezzo in te.)
LUCREZIA
(Oh! Se sapessi a quale
opra m'astringi atroce,
per quanto sii feroce,
ne avresti orror con me.
Va'... Non v'ha mostro eguale...
colpa maggior non v'è.)
GENNARO
(Meco benigni tanto
mai non credea costoro...
trovar perdono in loro
sogno pur sembra a me.
Madre! Esser dée soltanto
del tuo pregar mercé.)
ALFONSO
Or via: mesciamo.
(si versa dal vaso d'argento)
GENNARO
Attonito
a tanto onor son io.
ALFONSO
A voi, duchessa...
LUCREZIA
(Il barbaro!)
ALFONSO
(Il vaso d'or.)
LUCREZIA
(Gran dio!)
(versa dal vaso d'oro)
ALFONSO
Vi assista il ciel, Gennaro.
GENNARO
Fausto a voi sia del paro.
(bevono)
Insieme
ALFONSO
(Trema per te, spergiura!
Vittima prima egli è.)
LUCREZIA
(Vanne: non ha natura
mostro peggior di te.)
GENNARO
(Madre! È la mia ventura
del tuo pregar mercé.)
ALFONSO
Or, duchessa, a vostr'agio potete
trattenerlo, oppur dargli commiato.
(si allontana con Rustighello)
LUCREZIA
(Oh! Qual raggio!)
(pensando)
GENNARO
(inchinandosi)
Signora, accogliete
i saluti di un cor non ingrato.
LUCREZIA
(sottovoce)
Infelice! Il veleno bevesti...
non far motto... trafitto saresti.
Prendi, e parti... una goccia, una sola,
di quel farmaco vita ti dà.
(gli dà un'ampolletta)
Lo nascondi, t'affretta, t'invola...
(T'accompagni del ciel la pietà.)
GENNARO
Che mai sento?... E tutt'altro che morte
aspettarmi io doveva in tua corte!
Un rio genio mi pose la benda,
m'inspirò sì fatal securtà.
Forse... ah! Forse una morte più orrenda
la tua destra, o malvagia, mi dà.
LUCREZIA
Oh! In me fida.
GENNARO
In te, cruda?
LUCREZIA
Sì, parti...
morto in te vuole il duca un rivale.
GENNARO
Oh cimento!
LUCREZIA
Ei ritorna a svenarti.
Bevi, e fuggi...
GENNARO
Oh! Dubbiezza fatale!
LUCREZIA
Bevi, e fuggi... Io te n' prego, o Gennaro,
per tua madre, per quanto hai più caro.
(s'inginocchia: dopo un momento di esitazioni Gennaro si decide)
GENNARO
Ti punisca s'è in te tradimento
chi più speri che t'abbia pietà.
(beve)
LUCREZIA
Tu sei salvo... Oh! Supremo contento!...
Quinci invòlati... affrettati... va'.
(Lucrezia lo fa fuggire per la porta segreta. Si presenta dal fondo Rustighello col duca... Ella dà un grido, e cade sovra una sedia)
ATTO SECONDO
Scena prima
Piccolo cortile che mette alla casa di Gennaro. Una finestra della casa è illuminata. È notte.
Un drappello di Scherani entra spiando.
N. 6 - Introduzione
Coro.
CORO
Rischiarata è la finestra...
in Ferrara egli è tuttora...
la fortuna al duca è destra:
del rival vendetta avrà.
Inoltriam: propizia è l'ora...
buio il cielo... alcun non v'ha.
(si avvicinano alla casa di Gennaro. Odono rumore, e si arrestano)
Ma... silenzio. ~ Un mormorio...
un bisbiglio s'è levato ~
è di gente calpestio...
più distinto udir si fa.
Là in disparte, là in agguato
chi è si esplori, e dove va.
(si ritirano)
Scena seconda
Orsini, indi Gennaro, Scherani nascosti. Orsini bussa alla porta di Gennaro. Egli apre, ed esce.
N. 7 - Recitativo e duetto
GENNARO
Sei tu?
ORSINI
Son io. ~ Venir non vuoi, Gennaro,
dalla Negroni? Ogni piacer mi è scemo
se no 'l dividi tu.
GENNARO
Grave cagione
a te mi toglie. Per Venezia io parto
fra pochi istanti.
ORSINI
E me qui lasci? E uniti
fino alla morte non giurammo entrambi
esser in ogni evento?
GENNARO
È ver.
ORSINI
Mi tieni
così tua fede, come a te la tengo?
GENNARO
E tu vien meco.
ORSINI
All'alba attendi, e vengo.
Al geniale invito
mancar non posso.
GENNARO
Ah! Questa tua Negroni,
m'è di sinistro auspicio.
ORSINI
E a me piuttosto
il tuo partir così notturno e solo,
così pensoso e mesto.
Resta, Gennaro.
GENNARO
Odi: e se il chiedi, io resto.
GENNARO
Minacciata è la mia vita...
alla morte io qui son presso.
ORSINI
Chi t'insidia? A me lo addita.
Chi è costui?
GENNARO
Parla sommesso.
(parla sottovoce a Orsini, mentre gli scherani si fan vedere da lunge)
CORO

Vi par tempo?
CORO
IIº
No: si aspetti...
TUTTI
L'importuno partirà.
ORSINI
(ridendo)
Né d'inganno tu sospetti?
Quale è in te credulità!
GENNARO
Taci, incauto!
ORSINI
Sconsigliato!
Insieme
ORSINI
Non sai tu di donna l'arti?
Onde a lei ti mostri grato
ella ha finto di salvarti.
Di veleni che ragioni?
Dove fondi il tuo timor?
Gentil dama è la Negroni;
uomo è il duca d'alto cor.
GENNARO
Tu conosci, appien tu sai
se codardo io fui giammai,
se un istante in faccia a morte
mai fu manco il mio valor...
Pure, adesso, in questa corte,
m'è di guai presago il cor.
ORSINI
Va', se vuoi: tentar mi è caro,
afferrar la mia ventura.
GENNARO
Addio dunque...
ORSINI
Addio, Gennaro.
GENNARO
Veglia a te.
ORSINI
Ti rassicura.
(si abbracciano e si dividono, indi si arrestano entrambi e ritornano)
GENNARO
Ah! Non posso abbandonarti!
ORSINI
Ah! Non io lasciarti vo'.
GENNARO
Al festin vo' seguitarti.
ORSINI
Teco all'alba io partirò.
ORSINI, GENNARO
Sia qual vuolsi il tuo destino,
esso è mio: lo giuro ancora.
ORSINI
Mio Gennaro!
GENNARO
Caro Orsino!
ORSINI
Teco sempre...
GENNARO
O viva, o mora.
Qual due fiori a un solo stelo,
qual due frondi a un ramo sol,
noi vedrem sereno il cielo,
o sarem curvati al suol.
(partono)
Scena terza
Ritornano gli Scherani, Rustighello li trattiene.
RUSTIGHELLO
No 'l seguite.
CORO
A noi s'invola.
RUSTIGHELLO
Stolti! Ei corre alla Negroni.
CORO
Basta allora.
RUSTIGHELLO
Al laccio ei vola.
CORO
Non v'ha dubbio: al ver ti apponi.
TUTTI
È tenace, è certo l'amo,
che gittato al cieco è là.
Ir si lasci: ritorniamo.
Di ferir mestier non fa.
(partono)
Scena quarta
Sala nel palazzo Negroni illuminata e addobbata per festivo banchetto.
Sono seduti ad una tavola riccamente imbandita la principessa Negroni con molte Dame splendidamente vestite, Orsini, Liverotto, Vitellozzo, Gazella, Petrucci, ciascuno con una dama al fianco. Da un lato della tavola è Gubetta. Dall'altro è Gennaro.
N. 8 - Pezzo concertato
LIVEROTTO
Viva il Madera!
TUTTI
Evviva
il ben che scalda e avviva!
GAZELLA
De' vini il Cipro è re.
PETRUCCI
I vini, per mia fé,
tutti son buoni.
ORSINI
Io stimo quel che brilla,
siccome la scintilla,
che desta il dio d'amor
nell'occhio seduttor
della Negroni.
TUTTI
Ben detto. A lei si tocchi!
Si beva ai suoi begli occhi!
Amore la formò,
Ciprigna in lei versò
tutti i suoi doni.
(toccano e bevono)
GUBETTA
(Ebbri son già: conviene
tentar che restin soli.)
GENNARO
(Noiato io sono.)
(si allontana)
ORSINI
Ebbene?
Gennaro, a noi t'involi?
Odi il novello brindisi
da me composto un giorno.
GUBETTA
(ridendo)
Ah! Ah!
ORSINI
Chi ride?
GUBETTA
Ridono
quanti ci sono intorno.
ORSINI
Come?
GUBETTA
Oh l'esimio lirico!
ORSINI
M'insulteresti tu?
GUBETTA
S'egli è insultarti il ridere,
far no 'l potrei di più.
ORSINI
(alzandosi)
Marrano di Castiglia!
GUBETTA
Scheran trasteverino!
(Orsini afferra un coltello)
DAME
Cielo! Costor si battono!
TUTTI
Che fai? T'acqueta, Orsino.
(trattenendolo)
ORSINI, GUBETTA
Io ti darò, balordo,
tale di me ricordo,
che temperante e sobrio
per sempre ti farà.
TUTTI
(frapponendosi)
Finitela, cospetto!
All'ospite rispetto...
o tutta quanta accorrere
farete la città.
DAME
Si battono... si battono...
signore, usciam di qua.
(le dame si ritirano)
Scena quinta
Gubetta, Orsino, Liverotto, Vitellozzo, Gazella, Petrucci e Gennaro.
LIVEROTTO
Pace, pace per ora.
VITELLOZZO
Avrete il tempo
di battervi doman da cavalieri,
non col pugnal come assassin di strada.
TUTTI
È ver.
GENNARO
Ma della spada
che femmo noi?
ORSINI
L'abbiam deposta fuori.
TUTTI
Non ci si pensi più.
GUBETTA
Beviam, signori.
GAZELLA
Ma intanto sbigottite
ci han lasciate le dame.
GUBETTA
Torneranno:
ed umilmente chiederemo scusa.
(un coppiere vestito di nero porta in giro una bottiglia)
COPPIERE
Vino di Siracusa.
TUTTI
Ottimo vino, affé!
(tutti bevono: Gubetta versa il bicchiere dietro le spalle)
GENNARO
(Maffio, vedesti?
Lo spagnolo non beve.)
ORSINI
(Che importa? È naturale: ebbro esser deve.)
GUBETTA
(barcollando)
Or, se gli piace, amici,
può schiccherare Orsini versi a sua posta,
poiché poeta lo farà tal vino.
ORSINI
Sì: a tuo dispetto.
TUTTI
Una ballata, Orsino.
ORSINI
Iº
Il segreto per esser felici
so per prova, e l'insegno agli amici.
Sia sereno, sia nubilo il cielo,
ogni tempo, sia caldo, sia gelo,
scherzo e bevo, e derido gl'insani
che si dan del futuro pensier.
TUTTI
Non curiamo l'incerto domani,
se quest'oggi ne è dato goder.
(odesi un lugubre suono e voci lontane che cantano flebilmente)
VOCI LONTANE
La gioia de' profani
è un fumo passegger.
GENNARO
Quai voci!
ORSINI
Alcun si prende
gioco di noi.
TUTTI
Chi mai sarà?
ORSINI
Scommetto
che delle dame una malizia è questa.
TUTTI
Un'altra strofa, Orsin.
ORSINI
La strofa è presta.
ORSINI
IIº
Profittiamo degli anni fiorenti:
il piacer li fa correr più lenti.
Se vecchiezza con livida faccia
stammi a tergo, e mia vita minaccia,
scherzo e bevo, e derido gl'insani
che si dan del futuro pensier.
TUTTI
Non curiam l'incerto domani,
se quest'oggi ne è dato goder.
VOCI LONTANE
La gioia de' profani
è un fumo passegger.
(a poco a poco si spengono i lumi)
ORSINI
Gennaro!
GENNARO
Maffio! ~ Vedi?
Si spengono le faci.
ORSINI
A farsi grave
incomincia lo scherzo.
TUTTI
Usciam. ~ Son chiuse
tutte le porte! ~ Ove siam mai venuti?
Scena sesta
Si apre la porta dal fondo e si presenta Lucrezia Borgia con Gente armata.
LUCREZIA
Presso Lucrezia Borgia.
TUTTI
(con un grido)
Ah! Siam perduti!
LUCREZIA
Sì, son la Borgia. Un ballo, un tristo ballo
voi mi deste in Venezia: io rendo a voi
una cena in Ferrara.
TUTTI
Oh, noi traditi!
LUCREZIA
Voi salvi ed impuniti
credeste invano: dell'ingiuria mia
piena vendetta ho già: cinque son pronti
strati funébri per coprirvi estinti,
poiché il veleno a voi temprato è presto.
GENNARO
Non bastan cinque: avvi mestier del sesto.
(avanzando)
LUCREZIA
(sbigottita)
Gennaro! Oh ciel!
GENNARO
Perire
io saprò cogli amici.
LUCREZIA
Ite: chiudete
tutte le sbarre, e per rumor che ascolti,
nessuno in questa sala entrar s'attenti.
TUTTI
Gennaro!
(strascinati)
ORSINI
Amici!...
LUCREZIA
Uscite.
TUTTI
Oh noi dolenti!
(escono fra gli armati, e la gran porta si chiude)
Scena settima
Lucrezia e Gennaro.
N. 9 - Rondò
LUCREZIA
Tu pur qui?... Né sei fuggito?...
Qual ti tenne avverso fato?
GENNARO
Tutto, tutto ho presentito.
LUCREZIA
Sei di nuovo avvelenato.
GENNARO
Ne ho il rimedio.
(cava l'ampolla del contravveleno)
LUCREZIA
Ah! Me'l rammento...
Grazie, grazie al ciel ne do.
GENNARO
Cogli amici io sarò spento,
o con lor io partirò!
LUCREZIA
Ah! Per te fia poco ancora...
(osservando l'ampolla)
Ah! Non basta per gli amici...
GENNARO
Ei non basta? Allor, signora,
morrem tutti.
LUCREZIA
Che mai dici?
GENNARO
Voi primiera di mia mano
preparatevi a perir.
LUCREZIA
Io! Gennaro?... Ascolta, insano...
GENNARO
Fermo io son.
(prende un coltello dalla tavola)
LUCREZIA
(sbigottita)
(Che far? Che dir?)
GENNARO
(ritornando)
Preparatevi.
LUCREZIA
Spietato!
Me ferir, svenar potresti?
GENNARO
Lo poss'io ~ son disperato:
tutto, tutto mi togliesti.
(risoluto)
Non più indugi.
LUCREZIA
(con un grido)
Ah! Un Borgia sei...
son tuoi padri i padri miei...
Ti risparmia un fallo orrendo...
Il tuo sangue non versar.
GENNARO
Sono un Borgia! Oh ciel! Che intendo?
LUCREZIA
Ah! Di più non domandar.
LUCREZIA
M'odi... ah! M'odi... Io non t'imploro
per voler serbarmi in vita:
mille volte al giorno io moro,
mille volte in cor ferita...
per te prego... teco almeno
non voler incrudelir.
Bevi... bevi... e il rio veleno
deh! t'affretta a prevenir.
GENNARO
Sono un Borgia!...
LUCREZIA
Oh! Il tempo vola.
Cedi, cedi...
GENNARO
Maffio muore.
LUCREZIA
Per tua madre!...
GENNARO
Va': tu sola
sei cagion del suo dolore...
LUCREZIA
No: Gennaro...
GENNARO
L'opprimesti...
LUCREZIA
No 'l pensar...
GENNARO
Di lei che festi!
LUCREZIA
Vive... vive... e a te favella
col mio duol, col mio terror.
GENNARO
Ciel! Tu forse?...
LUCREZIA
Ah! Sì, son quella.
GENNARO
Tu! Gran dio!... Mi manca il cor.
(si abbandona sopra una sedia)
LUCREZIA
Figlio... figlio!... Olà! Qualcuno!...
Accorrete!... Aita! Aita!
Niun m'ascolta... è lunge ognuno...
dio pietoso, il serba in vita...
GENNARO
Cessa... è tardi... Io manco, io gelo...
LUCREZIA
Me infelice!...
GENNARO
Ho agli occhi un velo.
LUCREZIA
Mio Gennaro!... Un solo accento...
uno sguardo, per pietà...
GENNARO
Madre!... Io moro...
LUCREZIA
È spento... è spento.
ultima
Si spalancano le porte del fondo e n'esce Alfonso con Rustighello. Guardie.
ALFONSO
Dove è desso?
LUCREZIA
(correndo ad Alfonso e additandogli Gennaro estinto)
Mira: è là.
LUCREZIA
Era desso il figlio mio,
la mia speme, il mio conforto...
Ei potea placarmi iddio...
me parea far pura ancor.
Ogni luce in lui mi è spenta...
il mio cor con esso è morto...
Sul mio capo il cielo avventa
il suo strale punitor.
(cade sul figlio)
TUTTI
Rio mistero! Orribil caso!...
ALFONSO
Si soccorra.
TUTTI
Oh! Ciel! Se n' muor.
Variante del finale
Finale modificato nella rappresentazione di Milano del 1840. Alla fine della scena VII del secondo atto, dopo le parole di Lucrezia «uno sguardo per pietà»:
GENNARO
Madre, se ognor lontano
visi al materno seno,
che a te pietoso iddio
m'unisca in morte almeno:
madre, l'estremo anelito
ch'io spiri sul tuo cor.
Fine.


Fonte: www.librettidopera.it/

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CAFFÈ DIRITTO POESIA: "per salutare il MALEDETTO dei MALEDETTI": Verdi L...

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sexta-feira, 11 de novembro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Bereshit (פרשת וירא Parashà Vaierà)

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Bereshit (פרשת וירא Parashà Vaierà): * פרשת וירא פרשת וירא Parashà Vaierà: Bereshit 17:1 – 22:24 (...) וַיֵּרָ֤א אֵלָי֙ו יְהוָ֔ה בְּאֵֽלֵֹנ֖י מַמְרֵ֑א וְה֛וּא יֹשֵׁ֥ב פֶּֽתַח־ה...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: L'ASSASSINIO DI YITZHAK RABIN ALLORA: E OGGI?, di ...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: L'ASSASSINIO DI YITZHAK RABIN ALLORA: E OGGI?, di ...: L'ASSASSINIO DI YITZHAK RABIN ALLORA: E OGGI? di Giorgio Gomel, L’Unione informa, 10 novembre 2011 L’assassinio di Rabin fu un trauma col...

quinta-feira, 10 de novembro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: ESTUDANTES DA USP E A INVASÃO DA REITORIA ou VARIA...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: ESTUDANTES DA USP E A INVASÃO DA REITORIA ou VARIA...: OS ESTUDANTES DA USP E A INVASÃO DA REITORIA ou VARIAÇÕES DO MESMO TEMA Assisti – com uma relativa distância – os desdobramentos do embate...

sábado, 5 de novembro de 2011

terça-feira, 1 de novembro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: 7.000.000.000 - SETTE MILIARDI DI ABITANTI SULLA T...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: 7.000.000.000 - SETTE MILIARDI DI ABITANTI SULLA T...: ( 7.000.000.000 ) SETTE MILIARDI DI ABITANTI SULLA TERRA nel 31 Ottobre 2011 ! ... Questo è davvero il problema? Questo rappresenta veramen...

sexta-feira, 21 de outubro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: CONGRESSO INTERNAZIONALE DI DIRITTO: 20 ANNI DELLA...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: CONGRESSO INTERNAZIONALE DI DIRITTO: 20 ANNI DELLA...: CONGRESSO INTERNAZIONALE DI DIRITTO 20 ANNI DEL LA CRITICA DEL DIRITTO) Coordinazione Generale a cura del Professore Dottore Edmu...

quarta-feira, 19 de outubro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: IO SONO DELLA SINISTRA LIBERTARIA

CAFFÈ DIRITTO POESIA: IO SONO DELLA SINISTRA LIBERTARIA: IO SONO DELLA SINISTRA LIBERTARIA! Io sono della sinistra libertaria perché ci saranno sempre dittatori, faraoni, re idioti, ipocriti e p...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Invito Conferenza / Convite Conferência: Dell'Istr...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Invito Conferenza / Convite Conferência: Dell'Istr...: INVITO/CONVITE (italiano/portoghese) Invito gli amici alla mia Conferenza DELL'ISTRUZIONE LEGALE COME MANUTENZIONE DELLO "STATUS QUO" SOC...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Invito Conferenza / Convite Conferência: Dell'Istr...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Invito Conferenza / Convite Conferência: Dell'Istr...: INVITO/CONVITE (italiano/portoghese) Invito gli amici alla mia Conferenza DELL'ISTRUZIONE LEGALE COME MANUTENZIONE DELLO "STATUS QUO" SOC...

sábado, 15 de outubro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Advocacialização dos Cursos de Direito (ensino ou ...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Advocacialização dos Cursos de Direito (ensino ou ...: JUSTIÇA E DEMOCRACIA: ADVOCACIALIZAÇÃO DO ENSINO DO DIREITO, com Pietro Dellova from AJD Justiça e Democracia on Vimeo . DIÁLOGO COM DOR...

sexta-feira, 7 de outubro de 2011

Steve Jobs inspirational Stanford speech

CAFFÈ DIRITTO POESIA: YOM KIPPUR 5772

CAFFÈ DIRITTO POESIA: YOM KIPPUR 5772: YOM KIPPUR 5772 (...) Yom Kippur È immersione Dentro me Nella mia conoscenza E nella ricerca me Non c'è nessun gruppo di Yom Kippur Ma un ...

sexta-feira, 30 de setembro de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Shalom Chaverim שלום חברים

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Shalom Chaverim שלום חברים: * 1967-2011 È TROPPO TEMPO * Friends, Peace! Friends, Peace! Peace, Peace! …until we meet again Peace, Peace… * שלום חברים, שלום חברים, ...

quinta-feira, 8 de setembro de 2011

Apesar de você - Chico Buarque



Ah, quando penso della libertà in Brasile, non penso esattamente a D. Pedro I, il primo imperatore, ma, di Oswald de Andrade, Graça Aranha, Mário de Andrade, Manuel Bandeira, cioè, gli angeli della Settimana d'Arte Moderna del 1922 e ai gio...vani caduti nella dittatura e oppressione politica.
Penso di Chico Buarque de Hollanda (singolare), Sergio Ricardo, Raul Seixas e così numerose anime e brava gente fino ad oggi.

Pietro Nardella-Dellova

segunda-feira, 25 de julho de 2011

sexta-feira, 22 de julho de 2011

DELL'AMICIZIA


DELL’AMICIZIA
Pietro Nardella-Dellova


Non hanno amici virtuali,
inizialmente abbiamo contatti,
infatti, non è nemmeno un contatto,
è un profilo, a volte anche senza foto
e alcuni dati,
profili che possono rendere i contatti
contatti che possono diventare
colleghi
colleghi che possono diventare un incontro
e possiamo forse conoscere un po 'più
un giorno...

Il contatto
può essere trasformato in un incontro
in un caffè,
in un sorriso,
in un abbraccio,
ma comunque sarà un profilo,
un collega,
un conosciuto...

Ogni rapporto
che non si trasforma in amicizia
prosegue sulla spiaggia,
migliaia di grani dei grani,
grani di polvere come la sabbia...

L'amicizia non è nemmeno lo stesso sangue

Non confondiamo mai,
l’amicizia con lo stesso sangue!
con la stessa famiglia!
con il matrimonio!
o rapporti fugaci!

Perché molti
possono, poco a poco,
diventare qualcuno,
un contatto,
un profilo,
a volte senza foto,
un fake
e niente altro.

L'amicizia, ah, l’amicizia...
è come la perla
richiede milioni di granelli di sabbia
molto, molto tempo
nel profondo dell'oceano,
lanciati da potenti correnti
e, a volte, con il ruggito che si sente solo
in tali profondità...

È qualcosa di più grande:
è il pane, il riso, il pianto,
è la consolazione, la strada, il percorso,
è il braccio che riceve
il seno che riscalda
ed il dialogo pieno di corpo, anima e spirito
l'amicizia è l'amore...

Un rapporto molto al di là di sangue
di matrimonio,
di un profilo,
di una foto, di un fake,

L’amicizia è il superamento di tutti gli ostacoli
che portano alla morte di tutti i giorni,

L’amicizia è il ponte per la vita!


Pietro Nardella-Dellova, in Lettera di Viaggio, 2011

*

*

quinta-feira, 21 de julho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Oggi e non Domani (hoje e não amanhã) (in italiano...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Oggi e non Domani (hoje e não amanhã) (in italiano...: "Arte di Tom Erik Andersen (...) Non c'è un certo punto, luogo o situazione particolarmente a venire; Abbiamo un punto di partenza e p..."

terça-feira, 19 de julho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: IL LIBRO NERO DEL CRISTIANESIMO (The Prohibited Bo...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: IL LIBRO NERO DEL CRISTIANESIMO (The Prohibited Bo...: "IL LIBRO NERO DEL CRISTIANESIMO : Duemila anni di crimini nel nome di Dio , di Jacopo Fo, Sergio Tomat, Laura Malucelli, 2000 TRADU..."

sábado, 16 de julho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: O NOVO DEUS na EDUCAÇÃO ou, DIÁLOGOS no C. do MUND...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: O NOVO DEUS na EDUCAÇÃO ou, DIÁLOGOS no C. do MUND...: "O NOVO DEUS na EDUCAÇÃO ou, DIÁLOGOS NO C. DO MUNDO por Pietro Nardella-Dellova especialmente dedicado aos amigos-irmãos Luiz Otav..."

quarta-feira, 6 de julho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Quello che davverro manca al popolo in Medio Orien...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Quello che davverro manca al popolo in Medio Orien...: "(...) Quello che davvero manca per il popolo dell'Arabia Saudita, Iran, Libia, Egitto, Tunisia, Siria e altri in Medio Oriente ed..."

quarta-feira, 29 de junho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: LA FORZA DELLA BOCCA (a força da boca)

CAFFÈ DIRITTO POESIA: LA FORZA DELLA BOCCA (a força da boca): "LA FORZA DELLA BOCCA Le persone danno il massimo per i signori feudali, banchieri, governi, e venditori di illusioni religiose: i loro..."

sexta-feira, 17 de junho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: JOGA BOSTA NA GENI ou, O IDIOTA QUE BERRA CONTRA O...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: JOGA BOSTA NA GENI ou, O IDIOTA QUE BERRA CONTRA O...: "JOGA BOSTA NA GENI ou, O IDIOTA QUE BERRA CONTRA O STF Pietro Nardella Dellova A Faz poucos minutos, li o que um idiota escre..."

quinta-feira, 16 de junho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: MORTE E VIDA SEVERINA, de João Cabral de Melo Neto...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: MORTE E VIDA SEVERINA, de João Cabral de Melo Neto...: "MORTE E VIDA SEVERINA João Cabral de Melo Neto O RETIRANTE EXPLICA AO LEITOR QUEM É E A QUE VAI — O meu nome é Severino, como não tenho o..."

segunda-feira, 13 de junho de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Spazio delle donne stupende, meravigliose (espaço ...

CAFFÈ DIRITTO POESIA: Spazio delle donne stupende, meravigliose (espaço ...: "SPAZIO DELLE DONNE STUPENDE (espaço das mulheres maravilhosas) Lilith, la luna nera (la prima donna a dire: BASTA!) Alda Merini ..."

sexta-feira, 27 de maio de 2011

CAFFÈ DIRITTO POESIA: שיר של שבת וחיבה (CÂNTICO DE SHABBAT E AFETO)

CAFFÈ DIRITTO POESIA: שיר של שבת וחיבה (CÂNTICO DE SHABBAT E AFETO): "שיר של שבת וחיבה (Cântico de Shabbat e Afeto) (...) ש Vieram ao encontro de Shabbat algumas daquelas crianças, algumas mulheres e alguns..."

sábado, 23 de abril de 2011

Michael Jackson - Heal The World




Heal The World
''Think about the generations and they say:- We want to make it a better placeFor our childrenAnd our children's children

So that they knowIt's a better world for themAnd think if they canMake it a better place?"

There's a place in your heartAnd I know that it is loveAnd this place could beMuch brighter than tomorrow

And if you really tryYou'll find there's no need to cryIn this place you'll feelThere's no hurt or sorrow

There are ways to get thereIf you care enough for the livingMake a little spaceMake a better place

Heal the worldMake it a better placeFor you and for meAnd the entire human race

There are people dyingIf you care enough for the livingMake it a better placeFor you and for me

If you want to know whyThere's love that cannot lieLove is strongIt only cares of joyful giving

If we try we shall seeIn this blissWe cannot feel fear or dreadWe stop existing and start living

Then it feels that alwaysLove's enough for us growingSo make a better worldMake a better world

Heal the worldMake it a better placeFor you and for meAnd the entire human race

There are people dyingIf you care enough for the livingMake a better placeFor you and for me

And the dream we were conceived inWill reveal a joyful faceAnd the world we once believed inWill shine again in grace

Then why do we keep strangling lifeWound this earth, crucify its soulThough it's plain to seeThis world is heavenly, be God's glow

We could fly so highLet our spirits never dieIn my heart I feelYou are all my brothers

Create a world with no fearTogether we'll cry happy tearsSee the nations turn their swordsInto plowshares

We could really get thereIf you cared enough for the livingMake a little spaceTo make a better place

Heal the worldMake it a better placeFor you and for meAnd the entire human race

There are people dyingIf you care enough for the livingMake a better placeFor you and for me [3x]

There are people dyingIf you care enough for the livingMake a better placeFor you and for me [2x]

You and for me(Make a better place) [3x]

You and for me(Heal the world we live in)You and for me(Save it for our children) [4x

Napoli, questo è l'inferno?

quarta-feira, 20 de abril de 2011

Earthlings - Terraqueos. 11ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 10ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 9ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 8ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 7ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 6ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 5ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 5ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 4ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 3ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 2ª Parte

Earthlings - Terraqueos. 1ª Parte

HAGGADA' DI PESACH (traslitterazione e annotazioni di Rav Benedetto Carucci Viterbi)




Haggada' di Pesach traslitterata

Traslitterazione e annotazioni di Rav Benedetto Carucci Viterbi



La copia, la distribuzione con ogni mezzo e la stampa di questa Haggadah è approvata ed incoraggiata a condizione che non vengano apportate modifiche e che questa testata venga riportata integralmente; la preparazione ha richiesto lungo ed attento lavoro e pertanto chi trova questa Haggadah di proprio gradimento e ne fa uso, è cordialmente invitato, nello spirito del freeware, ma soprattutto nello spirito della Torà, a devolvere in zedakà un controvalore secondo coscienza.
È vietato tassativamente ogni uso commerciale.

Saranno apprezzati commenti, suggerimenti e correzioni, nonché idee o materiale da includere in una seconda edizione.

BEDIKAT CHAMETZ
La sera del 14 di Nissan (il 13 se il 14 è Sabato), si ricerca il chametz a lume di candela. Prima di iniziare la ricerca si recita la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher kiddeshanu bemitzvotav vetzivvanu al biur chametz.

Conclusa la ricerca si annulla tutto il chametz con la seguente formula:

Kol chamirà vechamià deica birshtì, delà chamitè udelà viartè, livtil veleevè keafrà dearà.

La mattina seguente, entro la quarta ora, si brucia il chametz e lo si annulla nuovamente con la seguente formula:

Kol chamirà vechamià deica birshtì, dechamitè udelà chamitè, deviartè udelà viartè, livtil veleevè keafrà dearà.



KADDESH
Si riempie il primo bicchiere di vino; è uso che i commensali si riempiano a vicenda il bicchiere, in segno che ogni persona è servita da un'altra. Si recita quindi il Qiddush.

Di Sabato si comincia da qui:

Iom ashishì vaichullù ashamaim veaaretz vechol tzevaam; vaichal Elo-im baiom asheviì melachtò asher asà, vaishbot baiom asheviì mikol melachtò asher asà; vaivarech Elo-im et iom asheviì vaikaddesh otò ki vò shavat mikol melachtò asher barà Elo-im laasot.

Negli altri giorni si comincia da qui.

Savrì maranan: lechaim.

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè perì aggafen; baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher bachar banu mikol am veromemanu mikol lashon vekiddeshanu bemitzvotav, vatitten lanu A. Elo-nu beaavà (Shabbatot limnuchà) moadim lesimchà, chagghim uzmanim lesasson, (et iom aShabbat azè ve) et iom chag ammatzot azè, zeman cherutenu mikrà kodesh zecher litziat Mitzraim, ki vanu vacharta veotanu kiddashta mikol aammim (veshabbatot) umoadè kodshechà beaavà uvratzon besimchà uvsasson inchaltanu; baruch attà A. mekaddesh (aShabbat,) Israel veazemanim.



Se la festa cade all'uscita del Sabato si aggiunge quanto segue. La prima delle due berakhot si dice su un lume con stoppini doppi intrecciati:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè meorè aesh.

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam ammavdil ben kodesh lochol, ben or lechoshech, ben Israel leammim, ben iom asheviì lesheshet iemè ammaasè, uven kedusht Shabbat likdushat iiomtov ivdalta veet iom asheviì aggadol veakadosh misheshet iemè ammaasè ivdalta vekiddashta, vekiddashta et ammechà Israel bikdushatach; baruch attà A. ammavdil ben kodesh lekodesh.

Tutti gli altri giorni si prosegue qui:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam sheecheianu vekiiemanu veigghianu lazeman azè.

Si beve senza interruzioni il primo bicchiere di vino, o almeno la maggior parte del suo contenuto, adagiati sul fianco sinistro.



URCHATZ
Si lavano le mani senza recitare alcuna berachà. In segno di libertà si usa portare l'occorrente per lavare le mani al posto di ciascun commensale. In alcuni luoghi solo il capo famiglia lava le mani.



KARPAS
Tutti i commensali prendono un pezzo di Karpas più piccolo di un'oliva, generalmente il sedano (o qualunque altro tipo di vegetale prodotto della terra, comunque diverso da quello che verrà usato come maror), lo intingono nell'aceto o nell'acqua salata o nel limone, e lo mangiano dopo aver recitato la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè perì aadamà.



IACHATZ
Il capo famiglia divide la seconda azzima, quella centrale, in due parti. La parte più piccola viene nuovamente messa tra le altre due; quella pìù grande viene avvolta in un tovagliolo o messa sotto la tovaglia per essere utilizzata più tardi, alla fine del pasto, come afikomen.




MAGGHID
Dopo aver scoperto le azzime si solleva il piatto del Seder; alcuni usano togliere dal piatto l'uovo.

Il capo famiglia comincia a recitare:

A lachmà anià di achalù avatana bearà demitzraim kol dichfin ietè veichol kol ditzrich ietè veifsach. Ashatà achà avdè leshanà abbaà bearà deIsrael benè chorin.

Si riempie il secondo bicchiere di vino; alcuni usano togliere il piatto del Seder dal tavolo o metterlo ad una delle sue estremità. Il figlio fa a questo punto le seguenti domande:

Ma nishtannà allaila azè mikol allelot;

shebechol allelot anu ochlim chametz umatza veallaila azè kullò matzà;
shebechol allelot anu ochlim shear ierakot veallaila azè kullò maror;
shebechol allelot en anu matbilin afilu paam achat ve allaila azè shetè peamim;
shebechol allelot anu ochlim ben ioshevim uven mesubbin ve allaila azè kullanu mesubbin.
Chi ha tolto il piatto del Seder lo rimette al suo posto, con le azzime scoperte. Il capo famiglia risponde:

Avadim ainu lefarò beMitzraim vaiotzienu A. Elo-nu misham beiad chazakà uvizroa netuià; veillù lo otzì akadosh baruch u et avotenu mimmitzraim, arè anu uvanenu uvnè vanenu meshubbadim ainu lefarò beMitzraim. Vaafilu kullanu chachamim kullanu nevonim, kullanu iodeim et aTorà mitzvà alenu lesapper bitziat Mitzraim. Vekol ammarbè lesapper bitziat Mitzraim arè ze meshubbach.

Maasè beRabbì Eliezer veRabbì Ioshua veRabbì Eleazar be Azarià veRabbì Akivà veRabbì Tarfon sheaiù mesubbin biVnè Berak, veaiù mesapperim bitziat Mitzraim kol otò allaila ad shebau talmideem veamerù laem: rabbotenu igghia zeman keriat shemà shel shachrit.

Amar Rabbì Eleazar ben Azarià: arè anì keven shivim shanà, velò zachiti shteamer ietziat Mitzraim ballelot ad shederashà ben Zomà, shenneemar: lemaan tizkor et iom tzetechà meertez Mitzraim kol iemè chaiechà; iemè chaiecha aiamim, kol iemè chaiecha allelot; vachachamim omerim iemè chaiecha aolam azè kol iemè chaiecha leavi limot ammashiach.

Baruch ammakom baruch u; baruch shenatan Torà lemmò Israel baruch u. Keneghed arbaà banim dibberà Torà: echad chacham, echad rashà, echad tam veechad sheenò iodea lishol.

Chacham ma u omer: ma aedot achukim veamishpatim asher tzivvà A. Elo-nu etchem; af attà emor lò keilchot aPesach: en maftirin achar aPesach afikomen.

Rashà ma u omer: ma avodà azot lachem, lachem velò lò; ulfì sheotzì et atzmò min akelal kafar baikar, af attà akkè et shinnav veemor lò: baavur ze asà A. lì betzetì mimmitzraim, lì velò lò. Illu aià sham lò aià nigal.

Tam ma u omer: ma zot; veamartà elav: bechozek iad otzianu A.mimmitzraim mibet avadim.

Vesheenò iodea lishol at petach lò, shenneemar: veigadtà levinchà baiom au lemor, baavur ze asà A. lì betzetì mimmitzraim. Iachol merosh Chodesh; talmud lomar baiom au; i baiom au iachol mibeod iom; talmud lomar baavur ze, baavur ze lo amarti ellà shematzà umaror munachim lefanecha.

Mittechillà ovdè avodà zarà aiù avotenu, veachshav kerevanu ammakom laavodatò, shenneemar: vaiomer Ioshua el kol aam, kò amar A. Eloè Israel, beever anaar iashevù avotechem meolam, Terach avì Avraam vaavì Nacho; vaiavdù eloim acherim.

Vaekach et Avraam meever anaar vaolech otò bechol eretz Kenaan, vaarbè et zarò vaetten lò et Itzchak; vaetten le Itzchak et Iaakov veet Esav, vaetten le Esav et ar seir lareshet otò, ve Iaakov uvanav iaredù Mitzraima.

Baruch shomer avtachatò leIsrael beruch u, sheakadosh baruch u mechashev et aketz laasot kemà sheamar leAvraam avinu bivrit ben abetarim, shenneemar: vaiomer leAvram, iadoa tedà ki gher iiè zarachà beeretz lò laem, vaavadum veinnù otam arbà meot shanà; vegam et agoi asher iavodu dan anochi, veacharè chen ietzeù birchush gadol.

Si coprono le azzime e si alzano i bicchieri di vino.

Vei sheamda laavotenu velanu, shelò echad bilvad amad alenu lechallotenu ellà shebechol dor vador omedim alenu lechallotenu, ve aKadosh baruch u matzilenu miiadam.

Tzè ulmad ma bikesh Lavan aramì laasot leIaakov avinu sheparò lò gazar ellà al azecharim veLavan bikkesh laakor et akol, shenneemar: aramì oved avì vaiered mitzraima vaiagor sham bimtè meat, vaì sham legoi gadol, atzum varav.

Vaiered Mitzraima anus al pì adibbur; vaigor sham melammed shelò irad Iaakov avinu leishtakea beMitzraim ellà lagur sham, shenneemar: vaiomerù el parò lagur baaretz banu ki en mirè latzon asher laavadecha ki kaved araav beeretz kenaan; veattà ieshevù nà avadecha beretz goshen.

Bimtè meat kemà shenneemar: beshivim nefesh iaredù avotecha Mitzraima, veattà samechà A. Elo-cha kekochavè ashamaim larov.

Vaì sham legoi gadol, melammed sheaiù metzuianim sham legoi gadol veatzum, kemà shenneemar: uvnè Israel parù vaishretzù vairbù vaiatzmù bimeod meod, vatimmalè aaretz otam.

Varav kemà shenneemar, revavà ketzemach assadè netatich, vatirbì vatighdelì vatavoi baadì adaim; shaddaim nachonu usearech tzimmeach, veat erom veerià.

Vaiareù otanu amitzrim vaieannunu, vaittenù alenu avodà kashà.

Vaiareù otanu amitzrim kemà shenneemar: ava nitchakemà lò pen irbè, vaià ki tikrena milchamà venosaf gam u al sonenu, venilcham banu vealà min aaretz.

Vaieannunu, kemà shenneemar: vaiasimu alav sarè missim lamaan annotò besivlotam, vaiven arè miskenot lefarò, et pitom veet ramses.

Vaittenù alenu avodà kashà, kemà shenneemar: vaiaavidu Mitzraim et benè Isarel befarech.

Vanitzak el A. Eloè avotenu, vaishmà et kolenu, viar et onienu veet amalenu veet lachatzenu.

Vanitzak el A. Eloè avotenu, kemà shenneemar: vaì baiamim arabbim aem, vaiamot melech Mitzraim, vaieanchù benè Israel min avodà vaizakku, vattaal shavvatam el aElo-im min aavodà.

Vaishmà A. et kolenu, kemà shenneemar: vaishmà Elo-im et naakatam, vaizkor Elo-im et beritò, et Avraam et Itzchak veet Iaakov.

Vaiar et onienu zo perishut derech eretz, kemà shenneemar: vaiar Elo-im et benè Israel vaieda Elo-im.

Veet amalenu ellu abbanim, kemà shenneemar: kol abben aieora tashlichuu vechol abbat techaiuu.

Veet lachatzenu ze addechak, kemà shenneemar: vegam raiti et allachatz asher Mitzraim lochatzim otam.

Vaiotzienu A. mimmitzraim beiad chazakà uvizroa netuià, uvmorà gadol, uvotot uvmofetim.

Vaiotzienu A. mimmitzraim, lò al iedè malach velò al iedè saraf velò al iedè shaliach, ellà akadosh baruch u bichvodò uvatzmò, shenneemar: veavartì beretz Mitzraim balaila azè, veiketì kol bechor beeretz Mitzraim, meadam vead beemà, uvkol eloè Mitzraim eesè shefatim, anì A.

Veavartì beretz Mitzraim, anì velò malach; veiketì kol bechor beretz Mitzraim, anì velò saraf; uvkol eloè Mitzriam eesè shefatim, anì velò shaliach; anì A., anì u velò acher.

Beiad chazacà zo addever, kemà shenneemar: innè iad A. oià bemiknechà asher bassadè, bassusim bachamorim bagghemalim, babbakar uvatzon dever kaved meod.

Uvizroa netuià zo acherev, kemà shenneemar: vecharbò shelufà beiadò netuià al Ierushlaim.

Uvmorà gadol zo ghillui shechinà, kemà shenneemar: o anissà Elo-im lavò lakachat lò goi mikerev goi, bemassot, beotot uvmofetim uvmilchamot, uveiad chazakà uvzroa netuià uvmoraim ghedolim, kechol asher asà lachem A. Elo-echem beMitzraim leenecha.

Uvotot zè amattè, kemà shenneemar: veet amattè azè tikach beiadecha, asher taasè bò et aotot.

Uvmofetim zè addam, kemà shenneemar: venatatì mofetim bashamaim uvaaretz, dam vaesh vetimrot ashan.

Davar acher: beiad chazaccà shetaim, uvizroa netuià shetaim, uvmorà gadol shetaim, uvotot shetaim, uvmofetim shetaim.

Ellu eser makot sheevì akadosh baruch u al ammitzrim beMitzraim veellu en: dam, tzefardea, kinnim, arov, dever,
shechin, barad, arbè, choshech, makat bechorot.
Rabbì Ieudà aià noten baem simanim: detzach, adash, beachav.

Rabbì Iosè agghelilì omer: minain attà omer shelakù ammitzrim beMitzraim eser makot veal aiam lakù chamishim makot. Bemitzraim ma u omer: vaiomerù achartumim el parò etzba Elo-im i; ve al aiam ma u omer: vaiar Israel et aiad agghedolà asher asà A. beMitzraim virù aam et A. vaiaminu bA. uvMoshè avdò.

Kamma lakù bettzba, eser makot; emor meattà beMitzraim lakù eser makot ve al aiam lakù chamishim makot.

Rabbì Eliezer omer: minnain shekol maccà umaccà sheevì akadosh baruch u al ammitzrim beMitzraim aietà shel arbà makot; shenneemar: ieshallach bam charon appò, evrà vazaam vetzarà, mishlachat malachè raim; evrà achat, vazaam shetaim, vetzarà shalosh, mishlachat malachè raim arbà; emor meattà beMitzraim lakù arbaim makot ve al aiam lakù mataim makot.

Rabbì Akivà omer: minnain shekol maccà umaccà sheevì a kadosh baruch u al ammitzrim beMitzraim aietà shel chamesh makot; shenneemar: ieshallach bam charon appò, evrà vazaam vetzarà, mishlachat malachè raim; charon appò achat, evrà shetaim, vazaam shalosh, vetzarà arbà, mishlachat malachè raim chamesh; emor meattà beMitzraim lakù chamishim makot ve al aiam lakù mataim vachamishim makot.

Kamma maalot tovot lammakom alenu:

Illu otzianu mimmitzraim velò asà baem shefatim daienu

Illu asà baem shefatim velò asà beeloeem daienu

Illu asà beeloeem velò arag bechoreem daienu

Illu arag bechoreem velò natan lanu et mamonam daienu

Illu natan lanu et mamonam velò karà lanu et aiam daienu

Illu karà lanu et aiam velò eeviranu betochò becharavà daienu

Illu eeviranu betochò becharavà velò shikà tzarenu betochò daienu

Illu shikà tzarenu betochò velò sippek tzorchenu bamidbar arbaim shanà daienu

Illu sippek tzorchenu bamidbar arbaim shanà velò eechilanu et aman daienu

Illu eechilanu et aman velo natan lanu et ashabbat daienu

Illu natan lanu et ashabbat velò kerevanu lifnè ar Sinai daienu

Illu kerevanu lifnè ar Sinai velò natan lanu et aTorà daienu

Illu natan lanu et aTorà velò ichnisanu leeretz Israel daienu

Illu ichnisanu leeretz velò banà lanu et bet abbechirà daienu

Al achat kamma ve kamma tovà, kefulà umchuppelet lammakom alenu: otzianu mimmitzraim, asà baem shefatim, asà beeloeem, arag et bechoreem, natan lanu et mamonam, karà lanu et aiam, eeviranu betochò becharavà, shikà tzarenu betochò, sippek tzorchenu bamidbar arbaim shanà, eechilanu et amman, natan lanu et ashabat, kerevanu lifnè ar Sinai, natan lanu et aTorà, ichnisanu leeretz Israel, banà lanu et bet abbechirà lechapper al kol avonotenu.

Rabban Gamliel aià omer kol shelò amar sheloshà devarim ellu bepesach lò iatzà iedè chovatò, vellu en: Pesach, Matzà, Maror.

Pesach sheaiù avotenu ochlim bizman shebet amikdash aià kaiam al shum ma? Al shum shepasach akadosh baruch u al battè avotenu beMitzraim, shenneemar: veamartem zevach Pesach u lA. asher pasach al battè benè Israel beMitzraim benogpò et Mitzraim veet battenu itzil vaikod aam vaishtachavù.

Matzà sheanu ochlim al shum ma? Al shum shelò ispik betzekam shel avotenu leachmitz ad sheniglà aleem melech malchè ammelachim akadosh baruch u ughealam, shenneemar: vaiofù et abbatzek asher otziu mimmitzraim, uggot matzot ki lò chametz, ki goreshù mimmitzraim velò iochlù leitmamea vegam tzedà lò asù laem.

Maror sheanu ochlim al shum ma? al shum she marerù ammitzrim at chaiè avotenu beMitzraim, shenneemar: vaimarerù et chaieem baavodà kashà, bechomer uvilvenim uvkol avodà bassadè, et kol avodatam asher avdù baem befarech.

Bechol dor vador chaiav adam lirot et atzmò keillu u iatzà mimmitzraim, shenneemar: veigadtà levinchà baiom aù lemor, baavur zè asà A. lì betzetì mimmitzraim; lò et avotenu bilvad gaal akadosh baruch u, ellà af otanu gaal immaem, shenneemar: veotanu otzì misham lemaan avì otanu latet lanu et aaretz asher nishbà laavotenu.

Lefikach anachnu chaiavim leodot, leallel, leshabbeach, lefaer, leromem, leadder, levarech, leallè ulkalles lemì sheasà laavotenu velanu et kol annisim aelle, otzianu meavdut lecherut, miiagon lesimchà, meevel leiom tov, umeafelà leor gadol umishibbud ligheullà venomar lefanav shirà chadashà alleluià.

Alleluià, allelù avdè A., allelù et shem A., ieì shem A. mevorach meattà vead olam; mimmzrach shemesh ad mevoò meullal shem A.; ram al kol goim A., al ashamaim kevodò; mi kA. Elo-nu amagbiì lashavet, amashpilì lirot bashamaim uvaaretz, mekimì meafar dal, meashpot iarim evion; leoshivì im nedivim, im nedivè ammò; moshivì akeret abbait em abbanim semechà alleluià.

Betzet Israel mimmitzraim, bet Iaakov meam loez, aietà Ieudà lekodshò, Israel mamshelotav; aiam raà vaianos, aiarden issov leachor, earim rakedù keelim, ghevaot kivnè tzon; ma lechà aiam ki tanus, aiarden tissov leachor, earim tirkedù keelim ghevaot kivnè tzon? Milifnè adon chuli aretz, milifnè Elo-a Iaakov, aofechì atzur agam maim, chalamish lemaienò maim.

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher ghealanu vegaal et avotenu mimmitzraim, veigghianu allaila azè leechol bò matzà umaror, ken A. Elo-nu veElo-è avotenu iagghienu lemoadim velirgalim acherim abbaim likratenu leshalom, semechim bevinian irecha vesassim baavodatecha, venochal sham min azevachim umin apesachim asher iagghia damam al kir mizbachachà leratzon, venodè lechà shir chadash al gheullatenu veal pedut nafshenu. Baruch attà A. gaal Israel.



Tutti i commensali si lavano le mani e poi recitano la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher kiddeshanu bemitzvotav vetzivvanu al netilat iadaim.

E' proibita qualsiasi interruzione, verbale o di altro genere, dopo essersi lavati le mani e prima di aver mangiato l'azzima.



MOTSI' MATSA'
Il capo famiglia prende le azzime così come sono: la seconda spezzata tra le due intere. Recita poi la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam amotzì lechem min aaretz.

Il capo famiglia lascia poi cadere la terza azzima e sulle due rimanenti recita la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher kiddeshanu bemitzvotav vetzivvanu al achilat matzà.

Il capo famiglia prende l'equivalente di un'oliva dell'azzima superiore ed altrettanto di quella spezzata per sé e per ogni commensale; tutti i commensali mangiano adagiati sul fianco sinistro. Sekondo la maggior parte degli usi non si intinge l'azzima nel sale.



MAROR
Il capo famiglia prende una quantità equivalente ad un'oliva di erba amara, la intinge nel charoset; ripete poi l'operazione per tutti i commensali. Dopo la berachà tutti i commensali mangiano senza adagiarsi e senza interruzioni, velocemente.

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam asher kiddeshanu bemitzvotav vetzivvanu al achilat maror.



KORECH
Il capo famiglia prende una quantità equivalente ad un'oliva della terza azzima, altrettanto di erba amara ed intinge l'insieme nel charoset ; ripete l'operazione per i commensali. Dopo aver recitato la seguente formula tutti i commensali mangiano adagiati sul fianco sinistro, senza interruzioni.

Zecher lemikdash kehillel azaken; ken asà Hillel bizman shebet ammikdash aià kaiam, aià korech pesach, matzà umaror veochel beiachad, lekaiem ma shenneemar: al matzot umrorim iocheluu.

SHULCHAN ORECH
Si mangia con gioia. Alcuni usano mangiare adagiandosi sul fianco sinistro. Non bisogna prolungare troppo la cena perché si deve mangiare l'afikomen prima delle metà della notte.

TSAFUN
Il capo famiglia prende l'equivalente di un'oliva e ne distribuiske altrettanto a tutti i commensali. Tutti mangiano adagiandosi sul fianco sinistro e senza interruzioni. Bisogna mangiare l'afikomen prima della metà della notte. Dopo l'afikomen non si può mangiare altro; si debbono bere i rimanenti due bicchieri di vino.

Zecher lekorban Pesach aneechal al assavà.

BARECH
Si riempie il terzo bicchiere di vino.

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam, azan et aolam kullò betuvò, bechen bechesed uvrachamim u noten lechem lekol basar ki leolam chasdò, uvtuvò aggadol tamid lo chasar lanu veal iechsar lanu mazon leolam vaed, baavur shemò aggadol ki u El zan umfarnes lakol, umetiv mazon lechol beriotav asher barà; Baruch attà A. azan et akol.

Nodè lechà A. Elo-nu al sheinchalta laavotenu eretz chemdà tovà urchavà, veal sheotzetanu meeretz Mitzraim ufditanu mibet avadim, veal beritechà shechatamta bivsarenu, veal Toratechà shelimadtanu veal chukecha sheodatanu, veal chaim, chen vachesed shechonantanu, veal achilat mazon sheattà zan, umfarnes otanu tamid bechol iom uvchol et uvchol shaà.

Ve al akol A. Elo-nu anachnu modim lach umvarechim otach itbarach shimchà befì kol chai tamid leolam vaed, kakatuv veachaltà vesavatta uverachtà et A. Elo-cha al aaretz attovà asher natan lach, baruch attà A. al aaretz veal ammazon.

Rachem na A. Elo-nu al Israel ammecha veal Ierushalaim irecha veal Tzion mishkan kevodecha veal malchut bet David meshichecha veal abbait aggadol veakadosh shenikrà shimchà alav, Elo-nu, avinu reenu, zunnenu farnessenu vechalkellenu vearvichenu vearvach lanu A. Elo-nu meerà mikol tzarotenu, venà al tatzrichenu, A. Elo-nu, lò lidè matnat basar vadam velò lidè alvaatam, ki im leiadechà ammeleà, appetuchà akedoshà vearchavà shelò nevosh velò nikalem leolam vaed.

[se è Sabato si aggiunge: Retzè A. Elo-nu bemitzvotecha, uvmitzvat iom asheviì ashabbat aggadol ve akadosh azè, ki iom zè gadol ve kadosh u lefanecha lishbot bo velanuach bo beaavà, kemitzvat retzonecha, uvirtzonecha aniach lanu, A. Elo-nu, shelò teè tzarà veiagon vaanachà beiom menuchatenu, vearenu A. Elo-nu benechamat Tzion irecha uvvinian Ierushalaim ir kodshecha, ki attà u baal aieshuot uvaal annechamot].

Elo-nu veElo-è avotenu, iaalè veiavò, iagghia ieraè veieratzè veishamà veippaked veizzacher zichronenu ufikdonenu vezichron avotenu, vezichron mashiach ben David avdecha, vezichron Ierushalaim ir kodshecha, vezichron kol ammechà bet Israel lifletà letovà, lechen ulchesed ulrachamim lechaim leshalom, beiom chag ammatzot azè, zochrenu A. Elo-nu bò letovà ufokdenu bò livrachà, veoshienu bò lechaim bidvar ieshuà verachamim, chus vechonnenu verachem alenu veoshienu ki elecha enenu, ki el melech channun verachum attà.

Uvnè Ierushalaim ir akodesh bimerà beiamenu, baruch attà A. bonè berachamav Ierushalaim amen.

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam, ael avinu malkenu, adirenu, borenu goalenu iotzerenu kedoshenu kedosh Iaakov, roenu roè Israel, ammelech attov ve ammetiv lakol she bechol iom va iom, u etiv u metiv u ietiv lanu, u ghemalanu, u gomelenu, u igmelenu laad, lechen ulchesed ulrachamim ulrevach, atzalà veatzlachà, berachà vishuà, nechamà parnasà vechalkallà, verachamim vechaim veshalom vekol tov, umikol tuv leolam al iechasserenu.

Arachaman u imloch alenu leolam vaed; arachaman u itbarach bashamaim uvaaretz; arachaman u ishtabbach ledor dorim veitpaar banu lanetzach netzachim, veittadar banu laad ulolmè olamim; arachaman u ifarnessenu bechavod; arachaman u ishbor ullenu meal tzavvarenu veù iolichenu komemiut leartzenu; arachaman u ishlach lanu berachà merubbà babait azè veal shulchan azè sheachalnu alav; arachaman u ishlach lanu et Eliau annavì zachur latov, vivasser lanu besorot tovot ieshuot venechamot; arachaman u ievarech et kol ammesubbim kan, otanu vekol asher lanu kemò shenitbarechù avotenu Avraam, Itzchak veIaakov bakol mikol kol, ken ievarech otanu kullanu iachad bivrachà shelemà, venomar amen.

Bammarom ielammedù aleem vealenu zechut sheteè lemishmeret shalom venissà berachà meet A. utzdaccà mEloè ishenu, venimtza chen vesechel tov beenè Elo-im veadam.

[di Sabato: Arachaman u ianchilenu iom she kullò Shabbat umnuchà lechaiè aolamim]

Arachaman u ianchilenu iom she kullò tov; arachaman u iezakkenu limot ammashiach ulchaiè aolam abbà; migdol ieshuot malkò veosè chesed limshichò, le David ulzarò ad olam; osè shalom bimromav u iaasè shalom alenu veal kol Israel veimrù amen.



Irù et A. kedoshav ki en machsor lireav, kefirim rashù veraevu vedorshè A. lò iachserù kol tov; odu lA. ki tov ki leolam chasdò, poteach et iadecha umasbia lechol chai ratzon; baruch agghever asher ivtach bA. veaià A. mivtachò; naar aiti gam zakanti velò raiti tzaddik neezav vezarò mevakesh lachem, A. oz leammò itten A. ievarech et ammò bashalom.

Baruch attà A. Eo-nu melech aolam borè perì aggafen.

Si beve il terzo bicchiere di vino adagiati sul fianco sinistro.



HALLEL
Si riempie il quarto bicchiere di vino; si apre la porta e si recitano i seguenti versetti, dopo i quali si richiude la porta.

Shefoch chamatechà el aggoim asher lo iedaucha, veal mamlachot asher beshimchà lò karau, ki achal et Iaakov veet naveu eshammu.

Lò lanu A. lò lanu, ki leshimchà ten kavod al chasdechà al amittecha; lamma iomerù aggoim aiè nà Eloe-em, ve Elo-nu bashamaim; kol asher chafetz asà, atzabeem kesef vezaav, maasè iedè adam: pè laem velò iedabberu, enaim laem velò irù, oznaim laem velò ishmau, af laem velò ierichun, iedeem velò iemishun, ragleem velò ieallechu, lò ieegghù bigronam; kemoem iiù oseem, kol asher boteach baem; Israel betach bA., ezram umaghinam u, bet Aaron bitchù bA. ezram umaghinam u, irè A bitchù bA., ezram umaghinam u.

A. zecharanu ievarech, ievarech et bet Israel, ievarech et bet Aaron, ievarech irè A. aketanim im agghedolim, iosef A. alechem, alechem veal benechem; beruchim attem lA. osè shamaim vaaretz, ashamaim shamaim lA. veaaretz natan livnè adam; lò ammetim ieallelù Ia velò kol ioredè dummà, vaanachnu nevarech Ià meattà vead olam, alleluià.

Aavti ki ishmà A. et kolì tachannunai, ki ittà oznò lì uviamai ekrà; afafuni chevlè mavet umtzarè metzauni, tzarà veiagon emtzà uveshem A. ekrà, annà A. malletà nafshì, channun A. vetzaddik veElo-nu merachem; shomer petaim A., dalloti velì ioshia, shuvi nafshì limnuchaichi ki A. gamal alaichi, ki chillatzta nafshì mimmavet, et enì min dimmà, et raglì middechi; etallech lifnè A. beartzot achaim; eemanti ki adabber, anì aniti meod, anì amarti bechofzì, kol adam kozev.

Ma ashiv lA. kol tagmuloi alai, kos ieshuot essà uvshem A. ekrà, nedarai lA. ashallem negdà nà lechol ammò; iakar beenè A. amavta lachasidav, annà A. ki anì avdecha, anì avdechà ben amatecha pittachta lemoserai; lechà ezbach zevach todà uvshem A. ekrà; nedarai lA. ashallem negdà nà lechol ammò, bechatzerot bet A. betochechi Ierushalaim, alleluià.

Allelù et A. kol goim, shabechuu kol aummim ki gavar alenu chasdò veemet A. leolam alleluià.

Odù lA. ki tov ki leolam chasdò

Iomar nà Israel ki leolam chasdò

Iomerù nà bet Aaron ki leolam chasdò

Iomerù nà irè A. ki leolam chasdò

Min ammetzar karati Ia, anani baerchav Ia, A. lì lò irà ma iaasè lì adam, A.lì beozerai vaanì erè besoneai, tov lachassot bA. mibbetoach baadam, tov lachassot bA. mibbetoach bindivim; kol goim sevavuni, beshem A. ki amilam; sabbuni gam sevavuni , beshem A. ki amilam, sabbuni kidvorim doachù keesh kotzim, beshem A. ki amilam; dachò dechitani linpol vA. azarani, ozì vezimrat Ia vaì lì lishuà, kol rinnà vishuà beaolè tzadikim, iemin A. osa chail, iemin A. romema, iemin A. osà chail; lò amut ki echiè vaasapper maasè Ia, iassor isserani Ia velamavet lò netanani; pitchù lì shaarè tzedzk, avò vam odè Ia; ze ashaar lA. tzadikim iavou vò; odechà ki anitani vateì lì lishuà; even maasù abbonim aietà lerosh pinnà; meet A. aietà zot i niflat neenenu; ze aiom asà A. naghila venismechà bò.

Annà A. oshia nà Annà A.oshia nà

Annà A. atzlicha nà Annà A.atzlicha nà

Baruch abbà beshem A., berachnuchem mibbet A.; El A. vaiaer lanu, isrù chag baavotim al karnot ammizbeach; Elì attà veodeka, eloai aromemeka; odù lA. ki tov, ki leolam chasdò.









Odù lA. ki tov Ki leolam chasdò

Odù lEloè Elo-im Ki leolam chasdò

Odù laadonè adonim Ki leolam chasdò

Leosè niflaot ghedolot levaddò Ki leolam chasdò

Leosè ashamaim bitvunà Ki leolam chasdò

Lerokà aaretz al ammaim Ki leolam chasdò

Leosè orim ghedolim Ki leolam chasdò

Et ashemesh lememshelet baiom Ki leolam chasdò

Et aiareach vechochavim lememshelot balaila

Ki leolam chasdò

Lemakè Mitzraim bechoreem Ki leolam chasdò

Vaiotzè Israel mittocham Ki leolam chasdò

Beiad chazakà uvizroa netuià Ki leolam chasdò

Legozer iam suf ligzarim Ki leolam chasdò

Veevir Israel betochò Ki leolam chasdò

Venier parò vechelò beiam suf Ki leolam chasdò

Lemolich ammò bammidbar Ki leolam chasdò

Lemakè melachim ghedolim Ki leolam chasdò

Vaiarog melachim adirim Ki leolam chasdò

Lesichon melech aemorì Ki leolam chasdò

Ulog melech abbashan Ki leolam chasdò

Venatan artzam lenachalà Ki leolam chasdò

Nachalà leIsrael ammò Ki leolam chasdò

Shebeshiflenu zachar lanu Ki leolam chasdò

Vaifrekenu mitzarenu Ki leolam chasdò

Noten lechem lechol basar Ki leolam chasdò

Odù leEl ashamaim Ki leolam chasdò

Nishmat kol chai tevarech et shimchà A. Elo-nu, veruach kol basar tefaer utromem zichrechà malkenu tamid, min aolam vead aolam attà El, umibbaladecha en lanu melech goel umoshia, podè umatzil, mefarnes umerachem bechol et tzarà vetzukà, en lanu melech ella atta, Eloè arishonim veacharonim, Eloà kol abberiot, adon kol toladot, ammeullal berov attishbachot, ammenaeg olamò bechesed uvriotav berachamim, vA. lò ianum velò ishan, ammeorer ieshenim veammekitz nirdamim veammesiach illemim veammattir asurim veassomech nofelim veazokef kefufim, lechà levaddechà anachnu modim; illu finu malè shirà kaiam, ulshonenu rinnà kaamon gallav, vesiftotenu shevach kemerchavè rakia, veenenu meirot kashemesh vekaiareach, veiadenu perusot kenishrè shamaim, veraglenu kallot kaaialot, en anachnu maspikim leodot lach A. Elo-nu veEloè avotenu ulvarech et shimchà al achat meelef alfè alafim veribbè revavot peamim attovot sheasita immanu veim avotenu: mimmitzraim ghealtanu, mibbet avadim peditanu, beraav zantanu uvesavà kilkaltanu, mecherev itzaltanu umiddever millattanu, umecholaim raim rabbim dillitanu; ad enna azarunu rachamecha velò azavunu chasadecha veal titteshenu A. Elo-nu lanetzach, al ken evarim shepillagta banu, veruach unshamà shenatatta beappenu velashon asher samta befinu, en em iodù, vivarechù, vishabbechù et shimchà malkenu, ki kol pè lechà iodè vechol lashon lechà tishavà, vechol berech lechà ticcrà vechol komà lefanecha tishtachavè, vechol levavot iraucha, vechol kerev uchlaiot iezammerù lishmecha, kaddavar shenneemar: kal atzmotai tomarna A. mi chamocha; matzil anì mechazak mimennu veanì veevion migozelò, mi idmè lach umì ishvè lach, umì iaaroch lach aEl aggadol aghibbor veannorà, El elion konè shamaim vaaretz, neallelach unshabbechach unvarech et shem kodshach, kaamur: leDavid barechì nafshì et A. vechol keravai et shem kodshò.

AEl betaatzumot uzach, aggadol bichvod shemecha aghibbor lanetzach veannorà binnorotecha, ammelech aioshev al kissè ram venissà, shochen ad marom vekadosh shemò, vekatuv: rannenù tzadikim bA., laiesharim navà teillà; befì iesharim titallal, uvdivrè tzadikim titbarach, uvilshon chasidim titromam uvkerev kedoshim titkadash.

Uvmikaalot revavot ammechà bet Israel, itpaar shimchà malkenu bechol dor vador, sheken chovat kol aietzurim lefanecha A. Elo-nu veEloè avotenu leodot, leallel, leshabbeach, lefaer, leromem, leadder, levarech, leallè ulkalles al kol divrè shirot vetishbachot David ben Ishai avdechà meshichecha.

Ishtabach shimchà laad malkenu, aEl ammelech aggadol veakadosh bashamaim uvaaretz, ki lechà naè A. Elo-nu veEloè avotenu shir ushvachà, allel vezimrà, oz umemshalà, netzach, ghedullà ugvurà, teillà vetiferet, kedushà umalchut, berachot veodaot meattà vead olam, baruch attà A., melech gadol umeullal battishbachot, El aodaot, Adon anniflaot, abbocher beshirè zimrà melech El chai aolamim, amen.

Si beve il quarto bicchiere di vino, adagiati sul fianco sinistro, dopo aver recitato la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam borè perì aggafen.

Dopo aver bevuto il vino si recita la seguente berachà:

Baruch attà A. Elo-nu melech aolam al agghefen veal perì agghefen veal tenuvat assadè veal eretz chemdà tovà urchavà sheratzita veinchalta laavotenu, rachem A. Elo-nu alenu veal Israel ammecha veal Ierushalaim irecha veal Tzion mishkan kevodecha, veaalenu letochà vesammechenu bevinianà unvarechach alea bikdushà uvtaorà (di Sabato si aggiunge: venachamenu beiom aShabbat azè) vesammechenu beiom chag ammatzot azè ki El tov umetiv atta; baruch attà A. Elo-nu al aaretz veal perì agghefen.



NIRTZA'
Chasal siddur Pesach keilchatò, kechol mishpatò vechukatò; kaasher zachinu lesadder otò ken nizkè laasotò; zach shochen meonà komem keal mi manà; karev nael niteè chanà peduim letzion berinnà.



Hatikvà
Kol od balevav penima,
nefesh iehudi omia
ulfatè mizrach kadima
ain letzion tzofia.


Od lo avdà tikvatenu
attikvà bat shenot alpaim
liiot am chofshi beartzenu
eretz Tzion vJrushalaim.



Bashanà Abaà Birushalaim.
L'anno prossimo a Jerushalaim.




Chiunque dovesse trovare queste pagine e' pregato di non gettarle ma trattarle con il rispetto dovuto ad un testo ritenuto sacro dalla religione ebraica.

Grazie.